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Incontro con il Marlin!
di Gennaro Di Bisceglie MicroAvventure.it 

  L'animo umano è come un terreno fertile, capace di nutrire e far germogliare anche il più piccolo dei semi. Non ci credete?! Ebbene, l'idea di base di questo sito Internet è nata dalla incredibilmente breve esperienza che ora Vi racconterò.
Incontro col Marlin!
  Era l'11 ottobre 2001, quando stavo pescando, in apnea, sui familiari fondali di Maratea. La giornata era molto bella, ma dato che era un giovedì qualunque, barche in mare non ce n'erano, a disturbare me o i pesci. Anzi, barche in giro proprio non se ne vedevano neanche da lontano! E forse fu questo che mi permise quell'incontro particolarissimo che stavo per avere.


Blue Marlin


  Mi trovavo già da qualche ora in acqua e, come al solito, seguendo secche e picchi rocciosi che conoscevo, ero finito molto distante dalla costa. Ma il sole andava calando, per cui avevo già deciso di tornarmene verso riva quando, come capita sovente verso la fine di una pescata, decisi, prima di rientrare, di andare a fare qualche planata fonda ad esplorare una zona nuova. Questa era costituita da un pianoro roccioso piatto, ma inclinato verso le profondità. Conoscevo quella rampa e mi ero sempre chiesto cosa potesse esserci alla base di quella formazione, ammesso che la base si fosse trovata a una profondità accessibile! Comunque, dato che era un sito poco frequentato dai pescatori subacquei, ero convinto che, se ci fosse stato qualche spacco, sicuramente avrebbe costituito una tana interessante, per cui mi avviai...

  Cominciai dalla cima, senza fretta, a fare delle planate lungo il fondale in discesa, ogni tanto virando di lato, curiosando. Poi, alla fine di ogni tratto, non vedendo ancora il fondo, tornavo leggermente indietro prima di riemergere. E così procedevo, verso il basso, a volte di lato, cercando o fermandomi immobile all'aspetto per vedere se qualche pesce interessato si sollevasse da qualche nascondiglio non visibile. L'acqua in quel tratto era molto limpida, specialmente in profondità, per cui si stagliava bene tutt'attorno a me il blu intenso del mare, e io, seguendo il fondale, mi trovavo già a planare a 20 metri di profondità. Tuttavia la mia mente, ormai soddisfatta e stanca dalle ore di caccia, si era dimenticata dei primi bellicosi propositi di ricerca di tane e prede, per cui continuavo a planare più per curiosità verso quella nuova zona, che per altro.


Marlin Striato


  Ormai scivolavo nell'acqua limpida tranquillo e rilassato, facendo caso giusto alle alghe che avevo sotto di me e agli animaletti colorati che ogni tanto vi intravedevo..., quando un qualcosa di indefinibile mi fece alzare lo sguardo verso destra...

  -La visione che Vi descrivo ora è forse durata una frazione di secondo. Un istante. Una scheggia talmente minima di tempo, che persino io forse ora dubiterei di essa..., non fosse stato per quello che "udii" in modo ben più distinto: il rumore secco e violento del pesce che già non vedevo più, ma di cui continuavo a sentire i colpi sordi e possenti delle scodate!-

  ...Ero lì che guardavo sotto di me, quando alzai lo sguardo in avanti, verso destra: lì, dove si intravedeva il tondeggiare della rampa rocciosa che stavo seguendo, quasi alla mia stessa quota ma ben al di là della lenta cigliata, stagliato contro il muro blu apparve la sagoma di un pesce incredibile, bellissimo, colorato e slanciato, che nell'istante esatto che gli rivolgevo lo sguardo, già si era voltato dall'altra parte, cominciando la sua corsa sfrenata nel blu.
  Rimasi così: congelato, il rumore delle sue scodate rapidissime e violente che mi risuonavano, attraverso l'acqua, nella testa. Non avevo paura, ma ero stupito. Di quella presenza. Di quella rapidità. Ma soprattutto, della potenza di quel rumore che mi giungeva, attraverso l'acqua densa dei 20 metri di profondità, e da quella incredibile distanza a cui il marlin doveva essere già arrivato in quella manciata di secondi!


Marlin Bianco
Il "protagonista" di questo incontro era probabilmente un Marlin Bianco, specie presente nel Mediterraneo in modo relativamente più frequente degli altri Marlin, ed effettivamente il più simile nella forma a quello visto da me; tuttavia questo sembrava differirvi per la pinna dorsale più diritta e acuminata, come quella del Blue Marlin, e per le bande verticali più evidenti, come lo Striato, ma picchiettate di giallo.


  Quando ormai non udii più nulla, stavo lentamente riemergendo, muovendomi appena da quella posizione in cui ancora mi trovavo congelato: le braccia verso il fondo, la sguardo ancora rivolto verso il punto in cui lo avevo visto sparire... La sua accelerazione era stata incredibile: nell'attimo che avevo alzato gli occhi egli procedeva lentamente, ma appena si era voltato era già sparito nel muro blu. E il particolare che più prendeva spazio nella mia mente -e tuttora più prepotente rimane- era quella coda, rigida e affilata come una falce, che sbatteva nell'acqua densa. E quel rumore, quei colpi secchi come quando si bussa con una mano ossuta a un portone di legno. Come il battere con un martello su uno spesso tavolato di legno, ma con il ritmo mitragliato e assordante di un martello pneumatico.
  Era un Marlin, non c'era dubbio. Neanche sapevo che ne esistessero, nei nostri mari! Ma la sua forma, che mi era rimasta impressa sulla rètina come il lampo di un flash, e la sua dimensione erano inconfondibili. E poi quei colori incredibili: pur a quella distanza, tuttavia avevo potuto distinguere il bel verde della sua livrea, più scura sul dorso ma molto accesa sui fianchi, e con delle strisce verticali picchiettate di giallo. E la dimensione...: sicuramente era più grande di me.

  Insomma, che incontro!... Ogni tanto ancora ci penso. Per me è stata sicuramente l'esperienza più bella; uno di quegli avvenimenti che ti fanno capire il perché si va a stare ore e ore nell'acqua gelida, il perché si litiga con i parenti e si snobbano gli amici pur di andare a mare, o il perché si va alla ricerca di un pesce da catturare, quando al supermarket ci costerebbe meno e magari la cassiera ci rivolgerebbe anche uno sguardo carino.

  E poi, un'altra cosa che quella esperienza mi ha fatto capire, forse più importante ancora, è che se avessi catturato quel pesce, magari con un colpo fortunato o con una sofisticatissima azione di pesca, tuttavia non ne avrei mai avuto più piacere e più soddisfazione di quella che mi ha regalato il solo averlo visto. E da allora, ogni volta che passo in auto su quel tratto di costa, mi ricordo sempre di lanciare un sorriso verso il mare per ringraziare dell'incredibile regalo che mi ha fatto!

 
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Immagini gentilmente fornite da:
Manuel Enrique Rodrigues Agregan
-Pesca Deportiva en Venezuela-

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