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Lo Sherman dimenticato
Cronaca e fotografie di Italo Nobile 
per MicroAvventure.it 

 Si chiamava "DD Sherman" ed era un'arma segreta, l'asso nella manica degli americani per lo sbarco in Normandia: un carro armato reinventato per l'uso anfibio. Che tuttavia giaceva sui fondali del golfo di Salerno...

Lo Sherman dimenticato

  Lo Sherman DD era un'arma particolarissima. "DD" stava per "duplex drive", cioè "doppia guida", infatti come in un'auto di James Bond, si abbassava una leva, venivano giù due eliche e si alzava intorno al carro un telo pneumatico in gomma, che lo traformava in un natante.
  Eppure quello Sherman si trovava lì, in fondo al mare del golfo di Salerno, scoperto da un gruppo di amici con la passione delle immersioni e la voglia di scoprire ciò che la superficie del mare nasconde. Io mi chiamo Italo, fotografo subacqueo e appassionato di immersioni, e posso dire che la notizia di quel ritrovamento mi aveva affascinato a tal punto che avevo deciso di portare alla luce, almeno in fotografia, quest'arma segreta e dimenticata.


  E finalmente accade, un giorno come un altro: bombole cariche, attrezzatura stivata a bordo, ecoscandaglio e GPS accesi, e tutta la voglia di scorgere quella sagoma sul monitor... Inizia così la mia avventura in compagnia di un caro amico.
  Siamo in zona, e ci diamo i turni al timone e all'ecoscandaglio. Le ore si susseguono monotone: ci troviamo proprio davanti allo scenario in cui circa sessant'anni fa, precisamente il 9 settembre 1943, si consumava l'episodio bellico denominato "Operazione Avalanche". Per diverse ore la linea piatta del fondale sabbioso lacera i nostri animi, costringendoci ad un silenzio e un'ansia interminabili. Sembra che quella sagoma esista solo nella nostra fantasia, come quando si legge un libro di fiabe: sai che è solo una favola, ma la sua storia ti avvince come un sogno. Ma quel carro c'è e lo dobbiamo trovare.
  Le ore trascorrono. E ormai anche le nostre speranze sembrano volgere al capolinea, quando ad un tratto, dopo un'ennesima virata, ci appare questa sagoma inconfondibile, stagliata sul fondo a circa 22 metri, ben nitida e con la forma perfetta di un carro armato. Il mio dito parte diretto sul pulsante del GPS e in un istante le coordinate si bloccano sul monitor. Non ci resta che lanciare un pedagno, prepararci con le nostre attrezzature e andare incontro alla storia, col cuore in gola.


  So da cosa mi separa quella colonna d'acqua di 22 metri, ma l'emozione è così forte che il cuore mi si stringe in petto. Inizio la discesa, l'acqua è leggermente torbida e si scurisce man mano che scendiamo. Intravedo una miriade di pesci che volteggiano come in una danza, e ad un tratto questi si aprono, si allontanano in tutte le direzioni e mi lasciano finalmente scorgere quello che ormai sognavo da giorni.
  Eccolo, adagiato sul fondo come se stesse ancora percorrendo quel tratto di mare per eseguire il suo compito di morte, il cannone dritto in posizione di tiro e le due eliche a poppa posizionate tra i cingoli. A guardarlo sembra che la storia si sia fermata, e quello scenario così spettacolare e fascinoso ora mi riporta alla mente tristi pensieri di sanguinosi scontri bellici. Mentre penso a tutto questo orrore di fronte ad un'arma così importante storicamente, in cui vedo racchiuso il genio dell'uomo messo al servizio della guerra, i miei occhi si scostano dal mirino della macchina fotografica per notare un polpo ...che ha trovato casa in una delle cavità del carro. Inizio a scrutare meglio lo scafo e mi accorgo che ogni piccolo anfratto è diventato la minuscola casa per diversi esseri marini.


Italo Nobile   A quel punto mi riempio di gioia. Forse perché l'avventura così affascinante che sto vivendo non può finire nelle tristi considerazioni della guerra..., forse perché quello della vita è sempre lo spettacolo più bello... Ma resta il fatto che il tentativo fallito di far giungere quel carro sulla terraferma per portarvi morte e distruzione, ha invece ricreato quello che i miei occhi stanno osservando in questo momento: un'oasi, un luogo dove, in quel tratto di fondale nudo e desertico, ogni specie marina può rifugiarsi e ricreare nuova vita.

 Italo Nobile


Redazione

Lo Sherman DD protagonista del nostro articolo ha una storia particolarissima. Intanto, la sua esistenza era del tutto ignota anche agli stessi archivi dell'esercito statunitense; poi, dopo breve tempo dalla sua scoperta (e ahinoi per il povero polpo e la sua colonia di amici!) in data 18 maggio 2002 il carro armato fu recuperato per essere interamente restaurato! Al punto che attualmente esso costituisce uno dei 3 carri di questo tipo attualmente esistenti, ma l'unico addirittura funzionante!
Inoltre, questo non fu un protagonista dello Sbarco di Salerno, ma un mezzo a disposizione del battaglione corazzato americano che in seguito lì si insediò in attesa del grande sbarco in Normandia. Il nostro carro affondò durante una manovra di esercitazione: urtò contro una struttura della nave da cui stava discendendo in acqua, e l'urto sfondò la paratia di galleggiamento che rapidamente si allagò. Purtroppo non tutti gli uomini a bordo ebbero il tempo di salvarsi. Uno di loro perì. E il carro sarebbe rimasto sul fondale sabbioso per 58 anni. Erano i giorni tra il 5 e il 20 luglio 1944.
Museo di Piana delle Orme LT

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