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Una esperienza importante
di Gennaro Di Bisceglie MicroAvventure.it 

  Tengo molto a raccontarvi questa storia in quanto credo che potrebbe essere utile arrivare alle conclusioni a cui, attraverso questa esperienza, sono giunto. Nessun fanatismo, vi assicuro, anche perché mi accingo a confessarvi diversi errori commessi in questa circostanza, che tuttavia per certi versi ha costituito un esame superato a pieni voti. Inoltre questo episodio è recentissimo: è accaduto domenica 16 febbraio.

Una esperienza importante


ANTEFATTO

  Finalmente, dopo un mese di inattività legata ai soliti problemi, riesco ad andare a mare. Quindi mi immergo, e di mattina neanche troppo presto, vista la pigrizia conseguente al lungo periodo di inattività. Ma la voglia è tanta, e soprattutto non vedo l'ora di provare il mio vecchio Sten: l'ho appena fatto rimettere a nuovo, modificandolo ed aggiornandolo un po' in quanto, pur ormai preferendo gli elastici, tuttavia penso che nel torbido possa rivelarsi uno strumento migliore. Insomma: mi porto in acqua anche lo Sten appeso sotto al pallone, visto che all'inizio comunque userò il mio solito arbalete...

  Passo un paio di ore meno "sofferte" di quanto immaginavo: evidentemente non sono male in arnese come credevo, e pur non vedendo pesci decenti, tuttavia mi trovo subito a mio agio e comincio a scendere di più. Il mare è calmo, anche se c'è un vento di terra abbastanza teso che mi ha costretto ad ancorare bene il pallone sul fondale. E mi lascio scivolare un po' più in là, anche se mi accorgo che pure la corrente è forte, e ogni volta che riemergo trovo di essermi spinto un po' troppo lontano dalla boa, per cui ogni volta torno verso di essa, anche se barche in giro assolutamente non ce ne sono. E a un certo punto, dato che pesci continuo a non vederne, decido finalmente di riabbracciare il vecchio Sten che se ne stava lì tranquillo ad aspettare il suo turno...

  Lo so: ancora non riuscite a capire dove voglio arrivare. Ma vi assicuro che l'esperienza che sto per riportarvi è assolutamente importante.

  Insomma, prendo il mio Sten e mi spingo un po' più in là: l'intenzione è di scendere su un fondale maggiore per provare un tiro orizzontale e vedere... Ma non esagero: mi bastano una quindicina di metri: per essere la prima pescata dopo un mese, andranno benissimo. Quindi continuo ad andare, scendendo sul fondo e planando verso il largo, senza il pallone, andando e comunque studiando il fondale di grotto alla ricerca di qualche preda. Finisco le mie planate e mi fermo per fare il tiro di prova. Quando riemergendo faccio qualche considerazione: lo Sten in acqua è indubbiamente molto più negativo dell'arbalete, e anche l'impugnatura appare molto più piccola dei fucili moderni... Tuttavia il tiro mi ha sorpreso, pur con la vecchia, pesante asta da 8mm.: evidentemente le piccole modifiche allo scarico sono servite! Per cui sono proprio felice di aver ritrovato un vecchio amico, e comincio ad esplorare, con lui, la zona dove ora sono finito. Il pallone è ormai dimenticato, ma di questo me ne sto per accorgere a breve...

  Il fondale ora è a 18 metri di profondità. Per come sto non è moltissimo, anche se l'acqua torbida non consente di vedere il fondale dalla superficie. Ma è una zona che conosco e so che non riserva molte sorprese: si tratta di individuare qualche piccola formazione rocciosa da esplorare, per cui scendo, arrivo sul fondo, plano un po' in avanti, torno su, un paio di volte. Finché...
IL FATTO

  Il fondale è di grotto e fango. Piatto. A un certo punto finalmente intravedo delle formazioni rocciose, e comincio a tornare su lentamente, cercando di non perderle di vista nonostante l'acqua torbida: la corrente è forte, e in pochi istanti si perde la verticale di discesa. Torno su, ormai sto quasi per emergere e con la mano cerco il boccaglio per portarlo alla bocca, quando... Non so: forse un gesto strano, una manovra avventata...: lo Sten mi scivola di mano. Istintivamente mollo un calcio con il collo del piede per cercare di fermarne la caduta: colpisco l'impugnatura del fucile che rimbalza appena, ma subito ricomincia a precipitare. Sono fuori, prendo appena una boccata d'aria, a bocca spalancata, e immediatamente mi tuffo al suo inseguimento. Del resto, quando scappa l'arbalete, si raggiunge subito, no?!... Ma lo Sten è veloce. Picchia deciso in verticale, giù verso il fondo. E io dietro, pinneggiando a tutta forza, la mano allungata in avanti, le dita a pochi centimetri dal calcio del fucile... Scendiamo in picchiata, una corsa interminabile. Mi sembra di stare lì lì per raggiungerlo, ma io e il fucile abbiamo praticamente la stessa velocità di caduta. E ad un certo punto, mentre scendiamo velocissimi, il fondale che si comincia a intravedere, mi viene un pensiero: "ma che sto facendo?!"

  Ancora non avevo un gran bisogno di respirare, e probabilmente lo avrei raggiunto, magari sul fondo, ma lo avrei raggiunto, il mio Sten. Ma all'improvviso ho capito che quella mia corsa poteva tramutarsi in un pericolo. Forse non là per là, ...ma in fase di emersione? Mi sono fermato. E lentamente, visto che ancora avevo abbastanza ossigeno nei polmoni, ho cominciato a risalire. E l'ho fatto pensando a quello che stavo vivendo: al mio Sten che continuava a cadere inesorabile, a me che gli stavo, fino al momento prima, correndo dietro all'impazzata... Certo, l'acqua era torbida, la corrente notevole e il fondale piatto: rischiavo di non riuscire più a trovarlo tanto facilmente. Almeno non subito.

  Insomma, si era realizzata -ma l'avevo riconosciuta!- la tipica miscela di concause, tutte piccole e di poco peso, che assieme tuttavia avevano ricreato un problema che avrebbe potuto anche avere conseguenze gravi: ...avessi avuto con me il pallone, avrei pedagnato immediatamente, senza dover correre dietro al fucile; non fossi stato abituato all'arbalete, avrei considerato la impossibilità di raggiungere il fucile durante la caduta e avrei semplicemente cercato di ventilarmi meglio per poi scendergli dietro in sicurezza. E mi era scappato da mano per l'impugnatura molto diversa da quella a cui ero ormai abituato, e per il vecchio anello di nylon sotto: sull'arbalete lo tengo molto più ampio, e così mi avrebbe permesso di afferrarlo prima dell'inizio della caduta, questo era certo.
  Quando l'ho abbandonato, rinunciando a "salvarlo", ho capito che me lo sarei sognato la notte, almeno finché non l'avessi recuperato; ma nello stesso tempo ho capito che se anche fossi riuscito a raggiungerlo sul fondo, e fossi tornato su indenne come sicuramente sarebbe successo, tuttavia avrei rivissuto quel momento ogni volta come un incubo: con la mia decisione istintiva e improvvisa mi ero assunto un rischio grave e sproporzionato. Il tipico rischio che può causare un incidente. E con quella consapevolezza, come mai avrei potuto tornare in acqua, sapendo che prima o poi una tale avventatezza sarebbe potuta riproporsi?

  Insomma: alla fine ho smarrito il mio Sten. Lo comprai nel 1983, sono 20 anni esatti, e ultimamente lo avevo riscoperto aggiustandolo, modificandolo e fornendolo di mulinello nuovo di zecca. Sono stato più di un'ora a cercarlo nell'acqua torbida e nella corrente, ma non l'ho ritrovato. Poi ero anche tornato verso riva a prendere il pallone e pedagnare la zona, per fare una ricerca più sistematica, ma lo Sten non l'ho trovato. Però sono felice perché so di aver saputo rinunciare ad esso pur di non correre un rischio grave. Ora so di essere un ottimo compagno di me stesso. Solo mi rattrista una considerazione: di essere stato capace di tanto forse perché ho comunque più di 40 anni, e sufficienti esperienze che mi hanno fatto capire che la paura deve sempre essere nostra compagna. Ma se tutto questo mi fosse capitato tempo fa, sarei stato capace di fermare la mia corsa, di arrendermi a quei pochissimi centimetri che mi dividevano dal mio caro Sten durante il folle inseguimento? O, più probabilmente, oggi avrei ancora gli incubi al pensiero di quella "prova" fallita?

  Ora è passato qualche giorno e non sono ancora potuto tornare a mare per cercare il mio Sten, ma state tranquilli che prima o poi lo troverò. Mi auguro solo che sia presto, prima che si incrosti troppo, e soprattutto prima che qualcosa penetri nella canna col rischio poi di rigarla. E intanto ho un'altra avventura da raccontare: quella di un vecchio amico che mi ha insegnato una grande cosa, e che ora aspetto solo di ritrovare!

 
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